Cossiga vs. Caruso – scontro a distanza

Francesco CarusoSpero di non offendere l’autore, riportando il post che ho trovato sul blog Insorgenze d’Alta Quota riferito al recente scambio di batture che ha avuto luogo su Il Tempo tra Francesco Cossiga e Francesco Caruso.
Più che per analizzare il presente, ritengo queste lettere utili “a futura memoria” (prevalentemente per uso personale) per leggere alcuni fatti del passato sotto un’ottica … diciamo alternativa.
Ecco le due lettere, non aggiungo altro

Caro Caruso,
ho chiesto in giro chi fossi visto che sembravi non ricordare che cosa siano stati gli anni di piombo. Sei quel Francesco Saverio Caruso che una volta ha affermato: «Treu e Biagi assassini» e «Hanno armato le mani dei padroni, per incrementare i profitti a scapito della sicurezza», Caruso, capo dei black block e dei no global, poco prima del termine del governo Prodi ripudiato dagli stessi amici del partito di Rifondazione Comunista additato come uno sconsiderato estremista, il geniale inventore dello slogan «Dieci, cento, mille Nassiriya!».

Vedo che sei diventato un moderato, e non un pacifista. ma un pacifico. Ti ho sempre considerato un ragazzo intelligente ma, come molti, non hai compreso che, forse in una forma eccessivamente paradossale, io sostengo che occorre tollerare quella che il prof. Franco Piperno, già leader di Autonomia, ha giustamente chiamato la “violenza a bassa intensità”, violenza inevitabilmente collegata a grandi movimenti, anche sindacali, come l’odierna “Onda studentesca”, se non si vuole che essi siano strumentalizzati da movimenti di sinistra estrema come i Centri Sociali o di estrema destra come il Blocco Studentesco e Casa Pound e non cerchino il collegamento con gli unici movimenti rivoluzionari che oggi esistono e cioè quelli che fanno riferimento alla galassia di Al Qaeda.

Ho già detto più volte che forse, se avessimo tollerato – dico noi: i democratico cristiani e i comunisti, il ministero dell’Interno e il suo omologo, la Vigilanza del Partito Comunista Italiano – la “violenza a bassa intensità” del movimento studentesco e di Autonomia, che impedì al segretario generale della Cgil Luciano Lama di parlare all’Università di Roma e di dare a Bologna alle fiamme la sede della Federazione comunista, forse non si sarebbe innescato quel processo che dal movimentismo portò alla lotta armata. È noto a molti, non a te Caruso e guarda caso non a Fassino e a Veltroni (l’esistenza dell’amico Ugo Pecchioli, capo della così detta “Vigilanza” del Partito Comunista, detto il “ministro ombra dell’Interno”, è stata “censurata” insieme a quella di Togliatti, di Longo, di Secchia, di Berlinguer e di Natta) che i governi a guida democristiana non avrebbero potuto usare il “pugno duro” nei confronti del “movimentismo” senza un Partito Comunista e una Cgil, allora e giustamente “cinghia di trasmissione” tra il partito e l’intera classe lavoratrice, che non solo li sostenesse ma li spronasse.

Ma vi è ancora chi ignora che la “politica della fermezza” nel caso Moro fu voluta anzitutto dal Partito Comunista.
La Democrazia Cristiana avrebbe certamente e subito trattato con le Brigate Rosse e in cambio della libertà e della vita di Moro avrebbe riconosciuto le Br come soggetto politico e liberato tutti gli appartenenti alla lotta armata che erano in prigione. Ricordo bene quando Berlinguer e Pecchioli vennero da me, ministro dell’Interno, a protestare perché il Governo aveva agevolato i tentativi della Dc di colloquiare e trattare con le Br tramite la Croce Rossa e poi “Amnesty International”, minacciando la caduta del Governo se si fosse continuato su questa strada.
Con i ragazzi della scuola media e dell’Università che manifestano occorre avere pazienza e tolleranza, e cercare di capire che cosa li muova, oltre i confusi interessi alla scuola e all’educazione. E bisogna far questo per impedire, come è avvenuto negli anni di piombo, che avvenga la saldatura tra il movimento studentesco le frange più di sinistra del sindacato, gli anarco-sindacalisti e le Nuove Br. Le forze di polizia se mandate in piazza a fronteggiare qualunque movimento, devono far rispettare la legalità. È compito dell’autorità politica valutare se uno strappo alle legalità, ad esempio l’occupazione della Stazione Tiburtina o Ostiense, non ricordo, o qualche vetrina infranta e qualche bottiglia molotov, non sia da tollerare ad evitare che il movimentismo diventi qualcosa d’altro.

E vorrei ricordare all’amico Caruso che fu il suo ex-leader e mio amico Fausto Bertinotti a dire una volta che io sono stato il ministro dell’Interno italiano più democratico, che fui nominato presidente del consiglio dei ministri da Sandro Pertini contro la volontà della Dc, e che fui poi eletto prima presidente del Senato e poi presidente della Repubblica con i voti del Pci. E vorrei ricordare a Caruso che io ho cercato sempre di comprendere perché tanti giovani si siano dati alla lotta armata, che ho sempre considerato la lotta armata non come “terrorismo”, ma come una “guerra civile strisciante” che confusamente ed erroneamente si richiamava alla “rivoluzione” e alla “Resistenza incompiuta”. Poiché io non voglio che si ritorni a quei tristi tempi, io penso che nei confronti dell’”Onda” occorra tolleranza e dialogo.

E penso che per evitare uno “scivolamento” del movimento occorre anche sopportare qualche stazione occupata, qualche automobile bruciata e qualche vetrina sfondata….
Per finire, vorrei raccomandare a chi si occupa di “movimenti” e di ordine pubblico, ed anche a te, amico Caruso, di vedere il film tedesco sulla Banda Baader-Meinhof e sulla dolorosa trasformazione di una generazione.

Francesco Cossiga su Il Tempo del 10/11/2008

Caro Emerito Presidente,
mi permetto di scriverLe sollecitato dalla sua lettera pubblicata su “Il Tempo” di oggi.
Innanzitutto vorrei farle presente che non sono il capo dei noglobal o dei blackblok e ancor meno il geniale inventore dello slogan sui morti di Nassirya.
Non sono diventato un moderato e un pacifico, in quanto a suo confronto lo sono sempre stato.
Del resto mentre io giocavo a tre anni con il mio primo trenino, lei pianificava l’omicidio di Giorgiana Masi, una studentessa di vent’anni uccisa dai proiettili di un agente infiltrato nel corteo del 12 maggio 1977, di cui ancor’oggi in una recente intervista al corriere della Sera lei afferma di conoscere il nome del barbaro assassino.
Le violenze poliziesche, con le loro pallottole eternamente vaganti che guarda caso si conficcavano sempre nei cuori di giovani studenti, erano una costante durante il suo lavoro sporco di ministro degli interni, da Giorgiana Masi a Francesco Lorusso, un altro studente di 25 anni, ammazzato l’11 marzo 1977 dalla polizia.
Le complicità e le connivenze della burocrazia comunista e sindacale non possono certo essere un’attenuante o ancor peggio una giustificazione a quell’ignobile strategia della tensione che ha insanguinato le strade e le piazze del nostro paese negli anni settanta.
Per questo capirà che sentir dire proprio da Lei, che a mio avviso fu il peggior ministro degli interni della storia della repubblica, alcune esortazioni rivolte ai vertici delle forze dell’ordine sul modo con cui trattare le recenti mobilitazioni studentesche, passando da un “picchiare a sangue professori e studenti” al desiderio perverso di una vittima “preferibilmente una donna o un bambino“, capirà il senso di inquietitudine.
L’attenuante che molti rivolgono nei suoi confronti di una senilità avanzata e dei suoi inevitabili effetti collaterali, tuttavia non può sminuire il valore storico delle sue affermazioni che ci restituiscono alcuni squarci di una verità che per decenni lei stesso e gli apparati istituzionali hanno sistematicamente negato, cioè come dinanzi alle insorgenze sociali di allora, lo stato scelse di porre in essere una strategia criminale di violenza assassina per sospingere i movimenti sul terreno dello scontro armato.
Ripensi alle sue azioni se veramente, come scrive, vuol sforzarsi di “comprendere perché tanti giovani si siano dati alla lotta armata“.
Alle loro istanze radicali di trasformazione, la risposta furono i suoi carri armati nelle piazze, i carri armati della Democrazia Cristiana e del Partito Comunista.
Tornando all’oggi però probabimente Lei nemmeno si rende conto della distanza siderale che intercorre tra i suoi schematismi e il mondo reale.
Gli studenti in piazza avranno risvegliato in lei nostalgici ricordi, ma il mondo nel frattempo è cambiato, e con esso i movimenti, gli studenti e la lotta.
Il movimento contro la Gelmini, con il suo carattere moltitudinario, il suo esodo culturale dalle cosiddette categorie del novecento, la sua irriducibilità alle forme tradizionali e incancrenite della politica, non si riesce a comprimere sul terreno della compatibilità nè tantomeno sconfiggere sul terreno della violenza.
Non ci riescono i manganelli che anzichè intimorire e desertificare, rafforzano ed estendono la mobilitazione.
Non ci riescono le infiltrazioni neofasciste, che tentano invano di riportare un’altrettanto archeologica strategia degli opposti estremismi.
Il movimento inizia a far paura nei palazzi del potere perchè il suo slogan “non pagheremo noi la vostra crisi” allude ad una ricomposizione delle figure sociali colpite dai processi selvaggi della capitalismo neoliberista: milioni di persone, disoccupati, precari, studenti, lavoratori, altrochè la saldatura fantasmagorica – perchè di fantasmi e null’altro si parla – tra il movimento studentesco e “le frange più di sinistra del sindacato, gli anarco-sindacalisti e le Nuove Br” che lei cita nella sua lettera.
Dopo i suoi continui appelli alla polizia che dal punto di vista penale rasentano l’istigazione a delinquere e l’apologia di reato, Lei oggi scrive che nei confronti dell’ “Onda” ci vuole tolleranza e dialogo. In verità dialogare con chi ha una pistola in una mano e il manganello nell’altra non viene proprio naturale.
Tuttavia, se ha un pò di tempo, faccia una telefonata a Trenitalia affinchè garantisca il diritto a manifestare per tutti gli studenti in vista del corteo nazionale del 14 novembre a Roma. Però, La prego, sui treni speciali niente bombe, grazie.
Cordialmente

Francesco Caruso sul suo blog il 10/11/2008

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